“Angel
Beats!” è un anime composto da 13 episodi, realizzato
dalla P.A. Works e dalla Aniplex
e diretto da Seji Kishi. La
storia è invece stata ideata da Jun
Maeda, uno dei fondatori della casa di produzione Key, famosa per aver
prodotto Clannad, Air e Kanon. L’anime vanta anche due OAV, un finale alternativo di ben 2
minuti e una visual novel.
TRAMA (NO SPOILER)
La storia ruota intorno ad Yuzuru Otonashi, un ragazzo che si sveglia
improvvisamente nell’aldilà senza alcun ricordo della sua vita passata. Questi
incontra subito Yuri Nakamura, una ragazza armata di cecchino che lo invita ad
unirsi alla brigata SSS, da lei capitanata, e a combattere contro Dio e una
ragazza che loro chiamano Tenshi perché suppongono sia un angelo. Otonashi,
dubbioso, va a parlare con quest’ultima (contro la quale Yuri sta puntando il
cecchino), ricevendo una pugnalata dritta al cuore (ma solo perché è lui ad
averla chiesta).
Da quel momento, iniziano per Otonashi una serie di bizzarre avventure
contro Tenshi al seguito della brigata SSS e una sfrenata ricerca dei suoi
ricordi e del motivo per cui si trova lì.
APPARATO GRAFICO E SONORO
Per quel che riguarda l’apparato grafico, devo dire che il character
design mi è piaciuto davvero molto, in particolar modo ho adorato quello di
Tenshi (Kanade), di Yuri e di Yui, mentre per le animazioni c’è da dire che
sono al di sopra della media e molto ben fatte, soprattutto quelle dei
combattimenti.
Per l’apparato sonoro invece, devo dire che mi sono piaciute, anche se
non le ho adorate, sia l’opening (“My Soul, Your Beats” di Lia), sia la ending
che ho trovato molto dolce (“Brave song” di Aoi Tada). Per le soundtrack trovo
che si adattino perfettamente alla storia e che siano state messe nei momenti
giusti. Menzione speciale va alle canzoni della band “Girls Dead Monster” della
brigata SSS, ma soprattutto a “Ichiban no Takaramono” che è la canzone più
commovente di tutto l’anime ed è stata veramente in grado di farmi venire la
pelle d’oca (anche dovuta all’intensità della scena in cui è stata messa).
COMMENTO (NO SPOILER)
Premetto che è impossibile recensire il finale di Angel Beats senza fare
spoiler, quindi nel caso lo abbiate già visto, vi consiglio di leggere la
sezione “SPOILER” dove appunto parlerò liberamente del finale dell’opera. Qui,
invece, per coloro che non hanno ancora visto Angel Beats, cercherò di parlarne
in linee generali e spiegarvi perché ritengo tale prodotto altamente valido e
consigliato.
Dunque, come avrete già capito, per me Angel Beats è davvero un prodotto
di qualità, che consiglio caldamente a tutti di vedere almeno una volta
(probabilmente anche di più per capirlo appieno).
Partiamo dall’esaminare l’opera nel modo in cui si pone. Angel Beats si
presenta al pubblico come una commedia drammatica, che da una parte ci farà
ridere di gusto per l’eccentricità dei suoi personaggi e le bizzarrie da loro
compiute, ma dall’altra ci farà riflettere, soffrire insieme ai personaggi,
piangere con loro, vivere in prima persona la drammaticità delle loro vite. Grande
merito dell’opera è infatti quello di alternare momenti allegri e divertenti
con altri più cupi e tristi senza farlo pesare o sembrare forzato. Tali momenti
non mancheranno di farci riflettere su tematiche davvero sensibili (che andremo
successivamente ad analizzare).
Punto forte dell’opera sono i personaggi, che risulteranno realistici
anche nei momenti più comici. Questo perché, se nelle classiche commedie spesso
si eccede troppo nel tentativo di far ridere, finendo nel ridicolo e nel
forzato per l’impossibilità che tali gag avvengano davvero, in Angel Beats
questo non accade, perché tutto è coerente all’interno del mondo in cui avviene
la vicenda; visto che i protagonisti si trovano nell’aldilà, non è strano
vederli morire e poi tornare in vita, anche se vengono fatti a fettine con
falci o buttati fuori da un palazzo con un martello enorme. I personaggi
soffrono davvero in questi momenti ed è questo che li rende altamente credibili
e talvolta davvero divertenti.
Dei protagonisti principali ci viene raccontato il passato, ciò che li
ha portati lì in quel mondo, ciò che li spinge ad opporsi e a combattere Dio;
vengono quindi caratterizzati a tal punto che lo spettatore non può fare a meno
di immedesimarsi in loro e vivere le loro tragiche vicende.
Non di tutti viene purtroppo raccontata la storia, questo è dovuto al
limite dei 13 episodi che sono troppo pochi per averne la possibilità, ma a
tali personaggi viene comunque lasciato spazio nella novel (come nel caso di
TK, uno dei personaggi più amati di tutta la serie, ma che svolge solo un ruolo
secondario e di cui nell’anime non viene citata la storia. Nel caso la voleste
sapere dopo aver visto l’anime, lascerò la storia a fine recensione, ma vi
avverto, vi rovinerà l’immagine del mitico ballerino semi-inglese!).
Passiamo adesso alle tematiche affrontate. Angel Beats è un anime
impregnato di un pensiero prettamente ateo, che pone inconsciamente lo
spettatore in una posizione di riflessione sull’esistenza di un Creatore, senza
imporre alcun tipo di visione religiosa.
“Se Dio esiste, allora voglio
combattere contro di lui” sostiene Yuri, ma credo che questa
frase si adatti perfettamente al pensiero dell’intera brigata SSS, che
supponendo che Dio esista, cerca di combatterlo con ogni mezzo. Ma perché vi
chiederete?
Bene, nell’aldilà in cui è ambientata la storia, tutti i personaggi ci
finiscono perché non sono riusciti a realizzare la loro vita o perché sono
stati privati di qualcosa di importante (ad esempio uno dei personaggi è rimasto
paralizzato in seguito ad un incidente automobilistico nella sua vita passata,
ad altri invece sono state uccise le persone più care) ed è proprio per questo
che vengono messi in quella specie di purgatorio con tanto di scuola (sì, perché
nell’aldilà c’è una scuola): per poter “continuare” la loro vita (e qualora si
comportino bene, verrebbero fatti scomparire e reincarnare).
Sotto questa prospettiva, è naturale comprendere il perché alcuni
ragazzi, appena arrivati lì, si rifiutino di comportarsi bene e seguire le
regole per non essere “cancellati” e si oppongano a Dio, sostenendo che è
crudele perché non interviene ad aiutare le persone nel momento del bisogno.
Ma Angel Beats non si ferma qui, non si limita a porre delle domande e a
lasciare lo spettatore senza risposte, perché l’opera pone una riflessione
anche sul senso della vita, sugli obiettivi che ciascuno si pone di raggiungere
e su quanto ogni essere vivente si impegni nel vivere la vita nel miglior modo
possibile. È proprio per questo motivo, infatti, che la vita non va rinnegata,
anche se finita nel peggiore dei modi, perché ognuno ha combattuto, ha
sofferto, è caduto e si è rialzato. Quindi, in conclusione, alla luce di quanto
detto, è sbagliato pensare che Angel Beats presenti una visione di pessimismo esistenziale.
Con questo si conclude il commento senza spoiler. Vi invito quindi ad
andare direttamente alla conclusione e a saltare la parte spoiler qualora non
aveste visto l’anime. Spero di essere riuscito a convincervi a vedere l’opera,
perché merita tantissimo. Se è così, fatemelo sapere in un commento.
COMMENTO
(SPOILER)
In questa sezione, parleremo invece del finale. Angel Beats è stato
criticato da alcuni per un finale troppo confuso, un finale che alcuni hanno
definito “senza senso”. Okay. Se siete qui e pensate anche voi la stessa cosa,
significa che non avete capito niente del finale. Ma non preoccupatevi, ci sono
io ad illuminarvi. Personalmente trovo perfetto il finale di Angel Beats, ma
riconosco che è davvero troppo complesso e ingarbugliato (e magari anche non
spiegato nel migliore dei modi) per poter comprendere appieno e soprattutto non
alla prima visione. Ho dovuto rivedermi l’ultimo episodio almeno tre volte per
poter comprendere, cosa che molti non fanno e si fermano alla prima visione per
poi sentenziare: “Ha un finale troppo forzato, non si capisce bene!”. Sì,
ma…come puoi giudicare una cosa che non hai compreso appieno? Fai qualche
ricerca su internet se proprio non ci arrivi da solo. Ma suppongo che se siete
qui potrebbe anche darsi che stiate proprio cercando una risposta al finale di
Angel Beats. In questo caso siete persone degne di sapere.
Dunque,
la chiave per comprendere il finale di Angel Beats si trova nella parte in cui
Yuri parla con l’NPC al computer, il quale afferma che il Programmatore
dell’Angel Player si è resettato per diventare NPC. Bene, questo programmatore
è Otonashi. Se ci pensate bene, la serie inizia con lui che si sveglia senza i
suoi ricordi e ciò è normale visto che questi tornano solo dopo un po’. Ma con
lui sono necessari metodi poco ortodossi, come l’avvicinarsi al cuore di Kanade
che è in realtà il suo. Sorge quindi spontanea la domanda: ma com’è possibile
che se Otonashi è morto prima di Kanade, lei si trovi già nell’aldilà quando lui
è arrivato? Domanda che ha fatto storcere il naso a molti spettatori. Be’, la
spiegazione sta nel fatto che lui è in realtà arrivato prima di Kanade proprio
in attesa della sua venuta, perché lei potesse un giorno ringraziarlo e quindi
scomparire. Ma il tempo passava e la ragazza non arrivava. Impazzito per
l’estenuante attesa, il povero Otonashi decide di diventare un NPC visto che è
destinato a rimanere lì senza sparire, ma qualcosa va storto ed è qui che
comincia l’anime, che vede svegliarsi il giovane protagonista in seguito al
fallimento del suo tentativo di resettarsi. Ergo, lui era già da tempo in quel
mondo.
CONCLUSIONE DELLA RECENSIONE
Trovo questo anime un prodotto capace di regalarvi 13 episodi di puro
intrattenimento e tanti momenti di riflessione. Rimarrete attaccati allo
schermo fino all’ultimo, riderete di gusto e piangerete per la drammaticità
dell’opera che vi lascerà con una pugnalata al cuore.
Consigliato? Assolutamente sì.
STORIA DI TK
Prima di raccontare la storia, vi avverto: non riuscirete a vedere più
questo personaggio come il mitico ballerino che strappa una risata per la sua
stravagante mania di ballare e per le frasi in inglese. Tenete infatti presenti
due cose:
a) in ogni singolo momento TK non sta mai fermo e
anche quando non balla tiene comunque il ritmo;
Dunque, TK si era innamorato della figlia di
uno Yakuza emigrato dall’America.
Quando questi li scoprì li fece imprigionare
entrambi in due celle sottoterra. Le loro celle erano vicine, ma nessuno dei
due sapeva di essere vicino all’altro.
Lo Yakuza, sapendo delle doti di ballerino di
TK, ordinò a questi di danzare per un’intera settimana e se ci fosse riuscito
sarebbero stati liberi. Al contrario, invece, per ogni volta che si fosse
fermato, la ragazza avrebbe perso una parte del suo corpo. TK danzò per cinque
giorni di fila senza mai fermarsi né dormire, ma al quinto giorno si fermò per
una volta e alla ragazza vennero amputate le mani. TK riprese a ballare, ma la
sera dell’ultimo giorno cadde a terra senza più riuscire a continuare e la
ragazza fu uccisa brutalmente. Lo stesso trattamento fu poi riservato a TK, che
venne torturato a morte.
Quando si risveglia nell’aldilà TK ha perso la
sua memoria, ma è consapevole di dover continuare a ballare ed è per questo che
nella serie non si ferma mai. Le frasi in inglese che dice, invece, sono quelle
che ha appreso stando con la ragazza ed ecco spiegato perché ripete sempre “I
kiss you”.
Fine.
Vi sfido adesso a rivedervi qualche episodio e vedere quanto è cambiata
la vostra visione del simpatico ballerino semi-inglese.





