mercoledì 31 agosto 2016

RECENSIONE ANIME: ANGEL BEATS!

Angel Beats!” è un anime composto da 13 episodi, realizzato dalla P.A. Works e dalla Aniplex e diretto da Seji Kishi. La storia è invece stata ideata da Jun Maeda, uno dei fondatori della casa di produzione Key, famosa per aver prodotto Clannad, Air e Kanon. L’anime vanta anche due OAV, un finale alternativo di ben 2 minuti e una visual novel.

TRAMA (NO SPOILER)
La storia ruota intorno ad Yuzuru Otonashi, un ragazzo che si sveglia improvvisamente nell’aldilà senza alcun ricordo della sua vita passata. Questi incontra subito Yuri Nakamura, una ragazza armata di cecchino che lo invita ad unirsi alla brigata SSS, da lei capitanata, e a combattere contro Dio e una ragazza che loro chiamano Tenshi perché suppongono sia un angelo. Otonashi, dubbioso, va a parlare con quest’ultima (contro la quale Yuri sta puntando il cecchino), ricevendo una pugnalata dritta al cuore (ma solo perché è lui ad averla chiesta).
Da quel momento, iniziano per Otonashi una serie di bizzarre avventure contro Tenshi al seguito della brigata SSS e una sfrenata ricerca dei suoi ricordi e del motivo per cui si trova lì.

APPARATO GRAFICO E SONORO
Per quel che riguarda l’apparato grafico, devo dire che il character design mi è piaciuto davvero molto, in particolar modo ho adorato quello di Tenshi (Kanade), di Yuri e di Yui, mentre per le animazioni c’è da dire che sono al di sopra della media e molto ben fatte, soprattutto quelle dei combattimenti.
Per l’apparato sonoro invece, devo dire che mi sono piaciute, anche se non le ho adorate, sia l’opening (“My Soul, Your Beats” di Lia), sia la ending che ho trovato molto dolce (“Brave song” di Aoi Tada). Per le soundtrack trovo che si adattino perfettamente alla storia e che siano state messe nei momenti giusti. Menzione speciale va alle canzoni della band “Girls Dead Monster” della brigata SSS, ma soprattutto a “Ichiban no Takaramono” che è la canzone più commovente di tutto l’anime ed è stata veramente in grado di farmi venire la pelle d’oca (anche dovuta all’intensità della scena in cui è stata messa).

COMMENTO  (NO SPOILER)
Premetto che è impossibile recensire il finale di Angel Beats senza fare spoiler, quindi nel caso lo abbiate già visto, vi consiglio di leggere la sezione “SPOILER” dove appunto parlerò liberamente del finale dell’opera. Qui, invece, per coloro che non hanno ancora visto Angel Beats, cercherò di parlarne in linee generali e spiegarvi perché ritengo tale prodotto altamente valido e consigliato.
Dunque, come avrete già capito, per me Angel Beats è davvero un prodotto di qualità, che consiglio caldamente a tutti di vedere almeno una volta (probabilmente anche di più per capirlo appieno).
Partiamo dall’esaminare l’opera nel modo in cui si pone. Angel Beats si presenta al pubblico come una commedia drammatica, che da una parte ci farà ridere di gusto per l’eccentricità dei suoi personaggi e le bizzarrie da loro compiute, ma dall’altra ci farà riflettere, soffrire insieme ai personaggi, piangere con loro, vivere in prima persona la drammaticità delle loro vite. Grande merito dell’opera è infatti quello di alternare momenti allegri e divertenti con altri più cupi e tristi senza farlo pesare o sembrare forzato. Tali momenti non mancheranno di farci riflettere su tematiche davvero sensibili (che andremo successivamente ad analizzare).
Punto forte dell’opera sono i personaggi, che risulteranno realistici anche nei momenti più comici. Questo perché, se nelle classiche commedie spesso si eccede troppo nel tentativo di far ridere, finendo nel ridicolo e nel forzato per l’impossibilità che tali gag avvengano davvero, in Angel Beats questo non accade, perché tutto è coerente all’interno del mondo in cui avviene la vicenda; visto che i protagonisti si trovano nell’aldilà, non è strano vederli morire e poi tornare in vita, anche se vengono fatti a fettine con falci o buttati fuori da un palazzo con un martello enorme. I personaggi soffrono davvero in questi momenti ed è questo che li rende altamente credibili e talvolta davvero divertenti.
Dei protagonisti principali ci viene raccontato il passato, ciò che li ha portati lì in quel mondo, ciò che li spinge ad opporsi e a combattere Dio; vengono quindi caratterizzati a tal punto che lo spettatore non può fare a meno di immedesimarsi in loro e vivere le loro tragiche vicende.
Non di tutti viene purtroppo raccontata la storia, questo è dovuto al limite dei 13 episodi che sono troppo pochi per averne la possibilità, ma a tali personaggi viene comunque lasciato spazio nella novel (come nel caso di TK, uno dei personaggi più amati di tutta la serie, ma che svolge solo un ruolo secondario e di cui nell’anime non viene citata la storia. Nel caso la voleste sapere dopo aver visto l’anime, lascerò la storia a fine recensione, ma vi avverto, vi rovinerà l’immagine del mitico ballerino semi-inglese!).
Passiamo adesso alle tematiche affrontate. Angel Beats è un anime impregnato di un pensiero prettamente ateo, che pone inconsciamente lo spettatore in una posizione di riflessione sull’esistenza di un Creatore, senza imporre alcun tipo di visione religiosa.

Se Dio esiste, allora voglio combattere contro di lui” sostiene Yuri, ma credo che questa frase si adatti perfettamente al pensiero dell’intera brigata SSS, che supponendo che Dio esista, cerca di combatterlo con ogni mezzo. Ma perché vi chiederete?
Bene, nell’aldilà in cui è ambientata la storia, tutti i personaggi ci finiscono perché non sono riusciti a realizzare la loro vita o perché sono stati privati di qualcosa di importante (ad esempio uno dei personaggi è rimasto paralizzato in seguito ad un incidente automobilistico nella sua vita passata, ad altri invece sono state uccise le persone più care) ed è proprio per questo che vengono messi in quella specie di purgatorio con tanto di scuola (sì, perché nell’aldilà c’è una scuola): per poter “continuare” la loro vita (e qualora si comportino bene, verrebbero fatti scomparire e reincarnare).
Sotto questa prospettiva, è naturale comprendere il perché alcuni ragazzi, appena arrivati lì, si rifiutino di comportarsi bene e seguire le regole per non essere “cancellati” e si oppongano a Dio, sostenendo che è crudele perché non interviene ad aiutare le persone nel momento del bisogno.
Ma Angel Beats non si ferma qui, non si limita a porre delle domande e a lasciare lo spettatore senza risposte, perché l’opera pone una riflessione anche sul senso della vita, sugli obiettivi che ciascuno si pone di raggiungere e su quanto ogni essere vivente si impegni nel vivere la vita nel miglior modo possibile. È proprio per questo motivo, infatti, che la vita non va rinnegata, anche se finita nel peggiore dei modi, perché ognuno ha combattuto, ha sofferto, è caduto e si è rialzato. Quindi, in conclusione, alla luce di quanto detto, è sbagliato pensare che Angel Beats presenti una visione di pessimismo esistenziale.

Con questo si conclude il commento senza spoiler. Vi invito quindi ad andare direttamente alla conclusione e a saltare la parte spoiler qualora non aveste visto l’anime. Spero di essere riuscito a convincervi a vedere l’opera, perché merita tantissimo. Se è così, fatemelo sapere in un commento.

COMMENTO (SPOILER)
In questa sezione, parleremo invece del finale. Angel Beats è stato criticato da alcuni per un finale troppo confuso, un finale che alcuni hanno definito “senza senso”. Okay. Se siete qui e pensate anche voi la stessa cosa, significa che non avete capito niente del finale. Ma non preoccupatevi, ci sono io ad illuminarvi. Personalmente trovo perfetto il finale di Angel Beats, ma riconosco che è davvero troppo complesso e ingarbugliato (e magari anche non spiegato nel migliore dei modi) per poter comprendere appieno e soprattutto non alla prima visione. Ho dovuto rivedermi l’ultimo episodio almeno tre volte per poter comprendere, cosa che molti non fanno e si fermano alla prima visione per poi sentenziare: “Ha un finale troppo forzato, non si capisce bene!”. Sì, ma…come puoi giudicare una cosa che non hai compreso appieno? Fai qualche ricerca su internet se proprio non ci arrivi da solo. Ma suppongo che se siete qui potrebbe anche darsi che stiate proprio cercando una risposta al finale di Angel Beats. In questo caso siete persone degne di sapere.

Spiegazione finale.
Dunque, la chiave per comprendere il finale di Angel Beats si trova nella parte in cui Yuri parla con l’NPC al computer, il quale afferma che il Programmatore dell’Angel Player si è resettato per diventare NPC. Bene, questo programmatore è Otonashi. Se ci pensate bene, la serie inizia con lui che si sveglia senza i suoi ricordi e ciò è normale visto che questi tornano solo dopo un po’. Ma con lui sono necessari metodi poco ortodossi, come l’avvicinarsi al cuore di Kanade che è in realtà il suo. Sorge quindi spontanea la domanda: ma com’è possibile che se Otonashi è morto prima di Kanade, lei si trovi già nell’aldilà quando lui è arrivato? Domanda che ha fatto storcere il naso a molti spettatori. Be’, la spiegazione sta nel fatto che lui è in realtà arrivato prima di Kanade proprio in attesa della sua venuta, perché lei potesse un giorno ringraziarlo e quindi scomparire. Ma il tempo passava e la ragazza non arrivava. Impazzito per l’estenuante attesa, il povero Otonashi decide di diventare un NPC visto che è destinato a rimanere lì senza sparire, ma qualcosa va storto ed è qui che comincia l’anime, che vede svegliarsi il giovane protagonista in seguito al fallimento del suo tentativo di resettarsi. Ergo, lui era già da tempo in quel mondo.

CONCLUSIONE DELLA RECENSIONE
Trovo questo anime un prodotto capace di regalarvi 13 episodi di puro intrattenimento e tanti momenti di riflessione. Rimarrete attaccati allo schermo fino all’ultimo, riderete di gusto e piangerete per la drammaticità dell’opera che vi lascerà con una pugnalata al cuore.
Consigliato? Assolutamente sì.
Voto: 8.5

STORIA DI TK
Prima di raccontare la storia, vi avverto: non riuscirete a vedere più questo personaggio come il mitico ballerino che strappa una risata per la sua stravagante mania di ballare e per le frasi in inglese. Tenete infatti presenti due cose:
a) in ogni singolo momento TK non sta mai fermo e anche quando non balla tiene comunque il ritmo; 
b) utilizza frasi in inglese come “I kiss you”.

Dunque, TK si era innamorato della figlia di uno Yakuza emigrato dall’America.
Quando questi li scoprì li fece imprigionare entrambi in due celle sottoterra. Le loro celle erano vicine, ma nessuno dei due sapeva di essere vicino all’altro.
Lo Yakuza, sapendo delle doti di ballerino di TK, ordinò a questi di danzare per un’intera settimana e se ci fosse riuscito sarebbero stati liberi. Al contrario, invece, per ogni volta che si fosse fermato, la ragazza avrebbe perso una parte del suo corpo. TK danzò per cinque giorni di fila senza mai fermarsi né dormire, ma al quinto giorno si fermò per una volta e alla ragazza vennero amputate le mani. TK riprese a ballare, ma la sera dell’ultimo giorno cadde a terra senza più riuscire a continuare e la ragazza fu uccisa brutalmente. Lo stesso trattamento fu poi riservato a TK, che venne torturato a morte.
Quando si risveglia nell’aldilà TK ha perso la sua memoria, ma è consapevole di dover continuare a ballare ed è per questo che nella serie non si ferma mai. Le frasi in inglese che dice, invece, sono quelle che ha appreso stando con la ragazza ed ecco spiegato perché ripete sempre “I kiss you”.
Fine.


Vi sfido adesso a rivedervi qualche episodio e vedere quanto è cambiata la vostra visione del simpatico ballerino semi-inglese.